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La Val di Chiana (o Valdichiana) è una valle di origine alluvionale dell'Italia centrale in Toscana, ricompresa tra la provincia di Arezzo e la provincia di Siena.
Geografia
La Val di Chiana si presenta come un solco vallivo lungo circa 100 km ed esteso per circa 1832 km². La valle si protende da nord verso sud tra la conca di Arezzo e la piana di Orvieto e ricomprende l'intero bacino idrografico del Canale Maestro della Chiana, il principale corso d'acqua, che nasce dal Lago di Montepulciano. A est è delimitata dalla fascia dei Preappennini, dove sorgono i rilievi montuosi più alti della zona: l'Alta Sant'Egidio (1057 m), il monte Lignano (837 m) e il monte Corneta (744 m). Ad ovest invece giunge fino alla Val d'Orcia. Il paesaggio è prevalentemente collinare, con una lunga fascia pianeggiante in prossimita del Canale Maestro. L'altitudine media è di circa 405 m s.l.m..
Idrografia
Anticamente solcata dal fiume Clanis (dal latino "clinus", clinato, in pendenza), antico affluente del Paglia, a sua volta tributario del Tevere, la Val di Chiana è oggi attraversata dal Canale Maestro della Chiana. Quest'ultimo, per quanto ripercorra quasi interamente il remoto percorso del Clanis, scorre in senso contrario, cioè da sud verso nord, ed è affluente di sinistra dell'Arno. Gli altri corsi d'acqua sono per lo più a regime torrentizio, sovente soggetti a periodi di magra durante l'estate, mentre dalla notevole portata d'acqua negli altri periodi dell'anno. I loro corsi sono brevi e nascono da sorgenti nelle montagne prospicenti per poi gettarsi nel Canale Maestro.
Clima
Il clima della Val di Chiana è tipicamente peninsulare continentale, con estati calde e inverni moderatamente freddi; elevate sono le escursioni termiche diurne nelle giornate con cielo sereno. Primavera e autunno sono di regola miti, talora con periodi di piovosita (specie tra settembre e dicembre). Le precipitazioni nevose sono rare: di solito la neve cade nei mesi di dicembre-gennaio, ma non ricopre la valle che per pochi giorni.
Suddivisione geografica
La Val di Chiana può essere suddivisa seguendo l'attuale ripartizione provinciale, che comunque rispecchia la storica suddivisione tra il territorio aretino in mano alla Signoria fiorentina de' Medici e quello in mano alla Repubblica di Siena: si suole difatti distinguere tra Val di Chiana aretina e Val di Chiana senese.
Comunicazioni viarie
La Val di Chiana è ottimamente collegata con il resto della Toscana e dell'Italia. A livello autostradale è attraversata in lungo dall'Autostrada del Sole (A1) e può contare, da sola, su tre caselli: "Val di Chiana" (a Bettolle, nel comune di Sinalunga), "Monte San Savino" e "Arezzo". Da San Zeno, localita nel comune di Arezzo e prossima al capoluogo, si diparte una superstrada (troncone della E78 Grosseto-Fano o Due mari) che attraversa da est a ovest la Val di Chiana aretina fino a Monte San Savino e Lucignano. A Bettolle passa inoltre il lungo raccordo autostradale che porta a Perugia e in Umbria verso est (RA06) e a Siena (SS73), attraversando la Val di Chiana senese, a ovest. I vari centri chianini sono inoltre collegati da un efficiente sistema stradale. A livello ferroviario la Val di Chiana è percorsa in lungo dalla Direttissima Roma-Firenze. Parallela ad essa corre la locale ferrovia che da Arezzo conduce a Chiusi, passando per le stazioni di Castiglion Fiorentino e Terontola-Cortona. Un altro asse ferroviario collega Arezzo con Siena.
Formazione morfologica
La valle, in seguito a fenomeni geomorfologici, in epoche remote cominciò a sollevarsi nella sua parte mediana e, in seguito al deposito di materiale alluvionale, si trasformò in due spartiacque contropendenti tributarie del Tevere e dell'Arno. Successivamente fenomeni orogenetici e di vulcanismo (specie per la relativa vicinanza del vulcano Amiata, oggi spento) determinarono la deviazione dell’Arno verso ovest. Il bacino fu quindi occupato dal fiume in seguito chiamato dai Romani Clanis, un torrente che si originava dalle montagne prospicenti l'odierna Castiglion Fiorentino per poi confluire nel fiume Paglia, tributario del Tevere.
I primi insediamenti umani
Testimonianze di quanto antico sia l'insediamento umano in Val di Chiana derivano da reperti archeologici di epoca preistorica e protostorica. Primo fra tutti rileva il "cranio dell'Olmo", rinvenuto nel 1863 presso l'omonima localita del comune di Arezzo e costituente di una calotta cranica appartenuta ad un homo sapiens vissuto nel Pleistocene medio. Ad esso si aggiungono i resti di utensili lavorati rinvenuti sempre nella zona di Arezzo presso i torrenti Castro e Vingone e risalenti al Mesolitico.
L'epoca etrusca
Dopo che in epoca villanoviana l'insediamento umano in Val di Chiana subì un notevole incremento demografico, l'arrivo degli Etruschi mutò notevolmente il panorama della valle. L'area conobbe in effetti un periodo di grande floridezza, grazie ad efficaci tecniche di produzione agricola importate dagli etruschi e alla notevole importanza data ai commerci con le regioni limitrofe. L'influenza delle lucumonie di Arezzo, Cortona e Chiusi permise una sistematica coltivazione delle terre chianine a cereali, specie il farro, molto apprezzato dagli etruschi. Inoltre la notevole portata d'acqua del Clanis permise agli etruschi la sua navigazione con piccole imbarcazioni per il commercio di alimenti, manufatti e per il semplice transito umano e animale. Gli etruschi attrezzarono una serie di piccoli porti presso le localita lambite dal Clanis. L'esempio più eloquente è dato da Brolio, oggi frazione di pochi abitanti nel comune di Castiglion Fiorentino, ma all'epoca fiorente localita etrusca: nel 1863 furono qui ritrovati numerosi bronzetti etruschi, votivi e non, risalenti a varie epoche ricomprese tra il VII e il V secolo a.C.. In ogni caso lo splendore e l'importanza della Val di Chiana in eta etrusca è testimoniato anche dagli innumerevoli reperti archeologici provenienti dai vari comuni chianini, specie da quello di Cortona. Qui, come anche in altri luoghi della Valdichiana, sono stati riportati alla luce manufatti di gran pregio, come il celebre Lampadario in bronzo (IV secolo a.C., statuette, vasellame, oggetti di oreficeria e utensili vari. Si tratta per lo più di materiale rinvenuto con la scoperta di necropoli (celebre quella del Sodo, nel comune di Cortona) o di rovine di antichi centri etruschi (come al Melmone di Brolio, in cui sono state riportate alla luce le tracce delle antiche fondamenta di abitazioni).
Il dominio romano
La sconfitta di Veio ad opera di Roma e la progressiva occupazione dell'Etruria da parte della Repubblica Romana cui fece capo la sconfitta etrusca a Sentino (295 a.C.), permisero ai romani l'ingresso nella stessa Val di Chiana. La presenza romana in Val di Chiana è documentata fin dal II-I secolo a.C. dai reperti dell'epoca. Ad Arezzo si trova, conservato in ottimo stato, il mirabile anfiteatro romano, mentre a Brolio sono stati riportati alla luce un genietto votivo e addirittura un tegolone di argilla con impresso il "pesce stilizzato" usato quale segno di riconoscimento in eta paleocristiana dai primi adepti del culto di Cristo residenti in Italia. Inoltre esempi di toponomastica locale enunciano chiaramente la loro origine romana. Si pensi alla localita di Castroncello (nel comune di Castiglion Fiorentino), il cui nome deriva chiaramente dal latino castrum, evidenziando la presenza di un accampamento romano. Si considerino pure i due capoluoghi comunali di Lucignano (il cui nome deriva con molta probabilita da un castrum Lucinianum, così chiamato in onore del console Lucio Licinio Lucullo che aveva occupato la zona nel I sec. a.C. durante la guerra tra Silla e Gneo Papirio Carbone) e Marciano della Chiana (derivante dal nome di una gens Marcia, famiglia di rango patrizio ivi possidente di un fundus). Neppure i romani, almeno in un primo tempo, rinunciarono alle risorse della Val di Chiana. Il geografo greco Strabone e gli storici romani Plinio il Vecchio e Tacito descrissero la Val di Chiana come il "granaio dell'Etruria". In particolar modo Tacito ricorda come, durante la Seconda guerra punica, la spedizione di Publio Cornelio Scipione (202 a.C.) avesse potuto contare su ben 10mila quintali di grano provenienti dagli «opulenta arva» (ricchi campi) chianini. Inoltre la posizione strategica della Val di Chiana, crocevia tra gli importanti centri di Florentia (l'attuale Firenze), Arretium (l'odierna Arezzo), Cortona, Clusium (oggi Chiusi) e la stessa Roma, indussero i romani a farvi passare la via Cassia, realizzata dal console Cassio Longino nel II sec. d.C. Tuttavia l'avvento al potere di Augusto mutò notevolmente la visione della Val di Chiana presso i centri del potere romano. Le numerose piene del Paglia, affluente del Tevere (su quale sovente di ripercuotevano, inondando l'Urbe), indussero gli idraulici romani a ritenerne la principale causa il Clanis, fiume dall'eccezionale portata d'acqua, del quale quindi, a loro modo di vedere, occorreva un'ostruzione presso la foce sul Paglia. Essa venne eseguita durante il I secolo d.C., arrecando inevitabili danni alla Val di Chiana: il Clanis infatti, non potendo più scaricare le proprie acque sul Paglia, finì per rompere gli argini, trasformandosi in breve tempo in un lago. L'acqua, non potendo più defluire, stagnò su vaste aree chianine, che a breve si tramutarono in un malsano acquitrino.
L'epoca medievale e la formazione della palude
Della Valdichiana quale regione malsana nel Medioevo si sente parlare in diversi documenti scritti dell'epoca.
A tal proposito occorre precisare come la pressoché totale migrazione (se mai si ebbe) della popolazione dalle pianure ai centri siti nelle colline non avvenne prima dell'XI secolo. Si hanno infatti testimonianze, specie nei documenti vescovili del tempo, di pievi disseminate nel territorio chianino anche in zone pianeggianti. Si ricorda poi che lo stesso Carlo Magno, dovendo spostarsi nell'inverno del 786 da Roma a Firenze, transitò proprio per la via Cassia, e quindi per la stessa Val di Chiana. È quindi ipotizzabile che lo spopolamento sia avvenuto dopo il 1000, quando il territorio chianino era divenuto così invivibile da impedire ogni possibilita di insediamento, coltivazione o sfruttamento del suolo. Le dimensioni della palude divennero notevoli e Leonardo da Vinci, in una mappa da lui realizzata sul finire del XV secolo, ci mostra al centro della Val di Chiana un vasto territorio sommerso dalle acque, circondato da colline sulle quali sorgevano appunto gli abitati. Le acque putride e stagnanti, sovente pericolose per chi doveva attraversarle (si narra che la giovane Santa Margherita da Cortona, attuale patrona della citta, durante una fuga notturna con l'amato Arsenio Del Pecora dal paese natale Laviano a Montepulciano, di cui Arsenio era signore, rischiò l'annegamento per via della barca che si era ribaltata) portarono l'arrivo della zanzara anofele e conseguentemente della malaria. Il morbo falcidiò la popolazione locale per secoli, specie nei periodi caldo-umidi. A tal proposito restano celebri le parole di Dante nei versi 46-47 del XXIX canto dell'Inferno: «Qual dolor fora, se de li spedali / di Valdichiana tra 'l luglio e 'l settembre». E lo stesso autore ricorda le acque stagnanti della Chiana nel verso 23 del XIII canto del Paradiso, dove descrive il lento «mòver della Chiana». I locali centri, messi a dura prova dalla palude, organizzarono per i relativi collegamenti veri e propri porti su quelle acque ricoperte da giuncheti e canneti, come si deduce dagli Statutari Cortonesi del 1325, che deliberavano «tre navi nuove per i porti di Fasciano, di Foiano e di Creti». Si hanno inoltre testimonianze di porti anche a Cignano e Farneta (sempre nel cortonese), a Bettolle (nel comune di Sinalunga) e a Cesa (nel comune di Marciano della Chiana). E pure la toponomastica odierna ricorda il vasto acquitrinio: eloquenti due zone di Castiglion Fiorentino che portano il nome di Rivaio e Spiaggina, mentre nel medesimo comune si trovano la localita della Nave e il Melmone (zona della frazione di Brolio). La drammatica situazione in cui versava il luogo fu accentuata dalla peste nera, che nel 1348 non risparmiò neppure la Val di Chiana. Per contro, comunque, i centri sorti gia in epoca etrusca, romana e longobarda conobbero una notevole importanza, specie a livello strategico, in una zona che pur sempre rimaneva di interesse per le potenti citta di Firenze, Arezzo, Siena e Perugia. La conquista di Arezzo ad opera di Firenze e la sottomissione di Perugia allo Stato pontificio fecero rimanere solo la citta del Giglio e la sua acerrima rivale, Siena, nel tentativo di occupare definitivamente la zona. La svolta si ebbe nel 1544, quando i senesi (che gia controllavano le aree oggi ricomprese nella Val di Chiana senese, più la roccaforte di Lucignano), guidati dal fiorentino, ma nemico di Cosimo I de' Medici, Piero Strozzi, irruppero in Val di Chiana, distrussero Foiano e occuparono Castiglion Fiorentino e Marciano. In tutta risposta i fiorentini, guidati dal marchese di Marignano detto il Medichino, espugnarono Marciano e da qui fecero partire la propria controffensiva vittoriosa nella celebre Battaglia di Scannagallo, o di Marciano (2 agosto 1554). Da quel momento la Val di Chiana entrò definitivamente sotto il dominio fiorentino, dei Medici prima e dei Lorena poi, sotto i quali sorse il Granducato di Toscana.
Il dominio fiorentino e la bonifica
A lungo il governo fiorentino, consapevole della potenziale ricchezza della Val di Chiana, cercò di bonificare la palude, incaricando tra gli altri eminenti ingegneri quali Galileo Galilei, Evangelista Torricelli e Vincenzo Viviani: ma tutti i tentativi comportarono solo una notevole spesa, senza giungere ad un miglioramento permanente. Simili piani per la verita presentavano un punto in comune: in ciascuno di loro si cercava di contrastare le leggi della natura, ostacolando cioè il normale deflusso delle acque. A tale soluzione i suddetti incaricati erano dovuti ricorrere soprattutto per il divieto, posto dal governo di Firenze, di far defluire le acque chianine nell'Arno, perché - secondo la tesi fiorentina - avrebbero provocato ondate di piena del fiume, allagando la citta. Fu però un ingegnere di eccezionali doti idrauliche, il conte Vittorio Fossombroni, a dimostrare la falsita di simili ipotesi. Incaricato di riprendere i lavori dal Granduca Pietro Leopoldo I di Lorena nel 1788, Fossombroni architettò un sistema relativamente semplice, capace di sortire risultati eccellenti: la "bonifica per colmata". Esso consiste principalmente nel permettere alle acque fluviali di stagnare nelle zone palustri, lasciando sedimentare i detriti alluvionali di cui sono ricche e appunto "colmando" le suddette aree. Depositati i detriti, le acque vengono fatte defluire in canali artificiali. Il deflusso è peraltro facilitato dal fatto che i sedimenti permettono alla piana un progressivo innalzamento, riversando quindi le acque nei bacini fluviali più vicini.
Fu per tale motivo che venne realizzato il Canale Maestro della Chiana, che riprende quasi del tutto l'antico corso d'acqua del remoto Clanis. Le colmate chianine hanno consentito alla Val di Chiana di alzarsi, riversando le acque dei numerosi torrenti che la impantanavano nel Canale, che a sua volta le convoglia nell'Arno. Peraltro tale sistema non ha provocato alcun danno al corso del grande fiume toscano, né alla citta di Firenze (l'alluvione del 1966 non fu infatti causata dalle acque provienienti dalla Valdichiana). La Val di Chiana è oggi ricca di colmate, la più celebre (e imponente) delle quali si trova a Brolio, nel comune di Castiglion Fiorentino. Il progetto di Fossombroni, che all'epoca trovò efficienti esecutori quali il lucignanese Federico Capei e gli ingegneri che gli succedettero, Alessandro Manetti (nel 1838) e Carlo Possenti (nel 1860), ha peraltro reso i suoi frutti nel giro di pochi di anni. Giovan Battista Del Corto ricorda nella sua "Storia della Valdichiana" come il Fossombroni, ritiratosi nel 1828, poté ammirare compiaciuto i progressi del lavoro eseguito e «segnalava nella purificata aria la prima apparizione dei rondoni in Foiano e altrove». In effetti nel giro di pochi anni il panorama cambiò completamente. La valle si prosciugò, il terreno tornò fertile e coltivabile, la malaria scomparve e le popolazioni poterono tornare a popolare la piana, sotto lo stimolo dei comuni e del governo fiorentino che, remori della grande ricchezza agricola in epoca etrusca e romana, volevano tornare a quelle grandi rese per soddisfare il fabbisogno alimentare. Il successo della bonifica per colmate in Val di Chiana fu di grande ispirazione per altri ingegneri, primo tra tutti lo stesso Manetti, che fu in seguito incaricato della bonifica di ampie aree della Maremma.
La Valdichiana da Napoleone all'Unita d'Italia
La Campagna d'Italia condotta da Napoleone nel 1796 condusse all'occupazione francese degli Stati pre-unitari, incluso il Granducato di Toscana. In Val di Chiana, all'epoca, fervevano i lavori per la bonifica, cosa alla quale i francesi non si opposero. Lo stesso Napoleone rimase fortemente colpito dall'ingegno del Fossombroni, al punto che giunse ad esclamare: «Peccato, un sì grande ministro per un sì piccolo Stato!». Nel 1799 la Val di Chiana fu al centro del moto anti-francese ribattezzato Viva Maria, che per un breve periodo liberò gli abitati dell'aretino, giungendo perfino a Siena. La storia ricorda come i francesi, dopo la vittoria a Marengo (14 giugno 1800), ripresero il controllo dell'Italia, fino al 1814. Con la Restaurazione venne ricostituito il Granducato di Toscana, che ultimò i lavori di bonifica della Val di Chiana. La qualita della vita in quegli anni migliorava progressivamente per gli abitanti chianini, che nel frattempo parteciparono in massa al plebiscito con cui, il 15 marzo 1860, la Toscana fu annessa al Regno di Sardegna e successivamente al Regno d'Italia.
La ripresa economica e la Seconda Guerra Mondiale
Gli anni successivi all'Unita d'Italia comportarono un definitivo miglioramento delle condizioni di vita dei chianini. Le terre, tornate fertili, furono intensamente coltivate o dedicate all'allevamento animale, di regola con il metodo della mezzadria. Ciò permise l'afflusso dai centri circostanti di numerosi contadini e la valle si ripopolò nel giro di pochi decenni. Dopo aver conosciuto un breve periodo di brigantaggio (piuttosto comune nelle campagne italiane del tempo), durante il quale si affermò la fama del locale bandito Gnicche, la Val di Chiana si avviò definitivamente verso la normalita. Questa fu però sconvolta dal passaggio del fronte bellico durante la Seconda Guerra Mondiale. Ai numerosi militari provenienti dai centri chianini, caduti nelle battaglie cui presero parte le divisioni italiane, e a quelli stranieri morti proprio nei locali scontri a fuoco tra i tedeschi e gli alleati (a Foiano della Chiana sorge tutt'oggi un cimitero militare inglese), si aggiunsero innumerevoli vittime civili, tra le quali si ricordano soprattutto i "Martiri di Civitella". L'episodio, uno dei più tragici della storia italiana, si verificò il 29 giugno 1944, quando i militi tedeschi della divisione "Hermann Göring", stanziati nella cittadina, in seguito all'uccisione di 2 propri compagni da parte dei partigiani, trucidarono 266 civili. Numerose furono inoltre le distruzioni (sempre a Civitella un bombardamento alleato semidistrusse l'antica rocca longobarda in cui si erano rifugiati alcuni tedeschi) che resero assai difficile la ripresa post-bellica.
In effetti a guerra finita quasi tutti i centri della Val di Chiana subirono uno spopolamento di non poco conto, il quale si è arrestato solo con il "boom economico" degli anni '60. Negli anni seguenti la popolazione ha attraversato una fase di notevole incremento demografico.
Economia e agricoltura
La bonifica ha dato i suoi frutti e oggi la Val di Chiana è una delle zone agricole più fertili d'Italia. La popolazione locale è dedita in buona percentuale al settore primario (agricoltura, allevamento e attivita collegate), condotto mediante aziende agricole, ma anche da parte di coltivatori diretti, possidenti di fondi più o meno estesi.Seguono in dettaglio le principali attivita economiche esercitate in Val di Chiana. La fiorente agricoltura, grazie al grande sviluppo che dalla bonifica non si è mai fermato, produce oggi elevate rese di cereali (grano, granturco, girasole, orzo), ortaggi (cavolo nero, cavolfiore, bietola toscana, cipolla rossa, lattuga delle quattro stagioni, lattuga di Sant'Anna, pomodoro bistecca, pomodoro cuore di bue, pomodoro a grappolo, zucchina tonda, fagiolo dall'occhio, fagiolo romano) e frutta (specie la mela e la pesca). L'allevamento è diffuso a livello suino, bovino, ovino (cui si lega la produzione del pecorino toscano) e del pollame. Recentemente nella localita di Manciano La Misericordia (comune di Castiglion Fiorentino) sono stati impiantati persino allevamenti di struzzi. Tuttavia una serie di prodotti tipici e rinomati meritano una particolare citazione. La Val di Chiana è terra di vini pregiati (bianchi e rossi) fin dall'epoca etrusca. Parti della Val di Chiana settentrionale sono ricomprese nelle vie del Chianti, mentre nel resto della valle diffusa è la produzione del Bianco Vergine della Valdichiana, uno dei vini bianchi più apprezzati in Italia e nel mondo. La produzione avviene per lo più a mezzo dei locali viticoltori, i quali, dopo la vendemmia, trasportano la propria uva presso cantine sociali o consorzi.
Seguono in dettaglio i principali vini chianini con la relativa etichetta: Bianco Vergine della Valdichiana D.O.C.; Valdichiana Bianco Vergine Frizzante D.O.C.; Valdichiana Chardonnay D.O.C.; Valdichiana Grechetto D.O.C.; Valdichiana Sangiovese D.O.C.; Valdichiana Vin Santo D.O.C.; Valdichiana Vin Santo riserva D.O.C.; Valdichiana rosato D.O.C.; Valdichiana rosso D.O.C.; Valdichiana spumante D.O.C.; Chianti Colli Aretini D.O.C.G.; Colli dell'Etruria Centrale D.O.C.; Colli della Toscana Centrale I.G.T.; Cortona D.O.C.; Rosso di Montepulciano D.O.C.; Vin Santo di Montepulciano D.O.C.; Toscano I.G.T.
Vino
La Val di Chiana è terra di vini pregiati (bianchi e rossi) fin dall'epoca etrusca. Parti della Val di Chiana settentrionale sono ricomprese nelle vie del Chianti, mentre nel resto della valle diffusa è la produzione del Bianco Vergine della Valdichiana, uno dei vini bianchi più apprezzati in Italia e nel mondo. La produzione avviene per lo più a mezzo dei locali viticoltori, i quali, dopo la vendemmia, trasportano la propria uva presso cantine sociali o consorzi.
Seguono in dettaglio i principali vini chianini con la relativa etichetta: Bianco Vergine della Valdichiana D.O.C.; Valdichiana Bianco Vergine Frizzante D.O.C.; Valdichiana Chardonnay D.O.C.; Valdichiana Grechetto D.O.C.; Valdichiana Sangiovese D.O.C.; Valdichiana Vin Santo D.O.C.; Valdichiana Vin Santo riserva D.O.C.; Valdichiana rosato D.O.C.; Valdichiana rosso D.O.C.; Valdichiana spumante D.O.C.; Chianti Colli Aretini D.O.C.G.; Colli dell'Etruria Centrale D.O.C.; Colli della Toscana Centrale I.G.T.; Cortona D.O.C.; Rosso di Montepulciano D.O.C.; Vin Santo di Montepulciano D.O.C.; Toscano I.G.T.
Olio d'oliva
La salubrita del clima, la ricchezza nutrizionale della terra e il paesaggio tipicamente collinare hanno reso la Val di Chiana patria di ottimi olii d'oliva. Anche in tal caso la produzione avviene per lo più mediante la produzione dei coltivatori diretti, che a raccolta terminata portano la propria resa presso frantoi. Il principale olio chianino è il Colline di Arezzo, il quale è una varieta del Toscano. Quest'ultimo in sé si fregia dell'IGP (D.M. del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali datato 21 luglio 1998), ma può anche fregiarsi della DOP (reg. n. 694 del 20 marzo 1998) allorché accompagnato dalla menzione geografica aggiuntiva (come appunto "Colline di Arezzo", ma anche altre varianti, ad es. "Colline Senesi", "Montalbano", "Seggiano", "Colline di Firenze", ecc...). Il Colline di Arezzo è un olio dal colore verde intenso con tonalita tendenti al giallo verdognolo, profumo fruttato intenso e dal sapore piccante e leggermente amaro che con il tempo si attenua, nonché un retrogusto persistente.
Chianina carne e bistecca
La chianina è una razza bovina italiana allevata soprattutto per la produzione di carne. Deve il suo nome alla Val di Chiana: è infatti originaria dell'Italia centrale (Toscana e Lazio). È una razza di antiche origini, conosciuta da più di 2000 anni. Fu gia citata da Plinio il Vecchio. Una vitella chianina è il premio per la squadra vincente nel calcio fiorentinoÈ un bovino di taglia molto grande, più di 1,7 m. di altezza al garrese, con un peso che nel maschio può arrivare a 1700 kg. Si tratta della più grande razza bovina conosciuta al mondo. Il mantello è bianco porcellana in entrambi i sessi. Nei maschi si può a volte osservare qualche sfumatura grigia sui quarti posteriori. I vitelli fino a sei mesi sono color fromentino. Le mucose sono nere. Le corna sono corte e tozze ed hanno la punta nera. È una razza rustica, resistente alle malattie, ai parassiti e alle intemperie. È capace di valorizzare anche pascoli mediocri. Ha una discreta longevita ma in compenso è poco precoce. Fornisce una carne tenera che ha reso celebre la bistecca alla fiorentina. In virtù della sua adattabilita a climi tropicali, il bovino di razza chianina, originariamente allevato come animale da lavoro, viene oggi utilizzato anche per incroci con bovini di paesi in via di sviluppo.
Miele
L'ottimo miele locale oggi è raramente prodotto da apicoltori professionisti: di regola sono le famiglie residenti nelle aree di campagna a possedere arnie popolate da api, il cui miele viene anche venduto. L'origine vegetale del miele chianino (cioè il tipo di fiore del cui nettare le api si nutrono) deriva principalmente da acacia, girasole, lupinella e, quello più pregiato, corbezzolo. Altrimenti si produce il semplice miele millefiori.
Settore secondiario
Il sopra citato "boom economico" degli anni '60 ha portato alla nascita e allo sviluppo di centri industriali negli abitati della Val di Chiana. Se è vero che, se si eccettua Arezzo, gli altri restano centri preponderantemente agricoli, meritano comunque di menzione le principali tipologie di industrie impiantate. La presenza di una terra fertilissima ha ovviamente stimolato la nascita di industrie alimentari (pastifici, pollifici, confetturifici, un grande zuccherificio). Sviluppato anche il settore tessile, quello dell'edilizia (negli ultimi anni il ritorno alla campagna ha fortemente condizionato ampie aree della Val di Chiana) e l'oreficeria.
A livello artigianale va citata la produzione della ceramica (rinomate quelle di Brolio e di Marciano).
Settore terziario
Negli ultimi anni la Val di Chiana sta crescendo notevolmente quanto a presenze turistiche. Se gia il turismo coinvolge da tempo Arezzo e gli stessi borghi di Cortona e Montepulciano, l'interesse storico-artistico presentato da molti altri centri locali (non solo capoluoghi di comune) si è spostato anche su nuove mete. Notevole è infatti il recente afflusso turistico a Castiglion Fiorentino, Lucignano, Foiano della Chiana, Monte San Savino (e nel suo comune lo splendido castello di Gargonza), San Casciano dei Bagni, Chiusi, Sinalunga, Trequanda e Torrita di Siena, che si è tradotto in un notevole aumento degli stabilimenti alberghieri.
Il turismo si proietta però anche verso la campagna in sè. Numerosi sono così coloro che decidono di passare una o più giornate all'aperto muovendosi a piedi (trekking), a cavallo (ippo-trekking) e in mountain bike. Inevitabile inoltre lo sviluppo degli agriturismi, divenuti numerosissimi in tutta la Val di Chiana. Nelle strutture agrituristiche chianine vengono svolte attivita di vario genere: didattiche, sportive, agresti, culturali o ricreative. Il tutto al fine di cogliere quella specificita del territorio (enogastronomia, storia, artigianato, natura, arte, archeologia) che da secoli contraddistingue la Val di Chiana.
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