Villa Caruso-Cena Mimosa-Festa della Donna

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Villa Caruso-Cena Mimosa-Festa della Donna
Lastra a Signa (FI), Toscana, Italia
dal 08/03/2009 al 08/03/2009
info@villacaruso.it - tel. 055-8721783 fax. 055-8722230

www.villacaruso.it
Cartina, mappa e stradario del Comune di Lastra a Signa (FI)

La storica Villa Caruso è ll luogo ideale per l'arte, la musica, i concerti.Villa Caruso è continuamente vivacizzata da mostre, convegni, attività culturali.

Cena Mimosa per la Festa della Donna

Cena Mimosa con musica dal vivo.

Menu

Convivio di accoglienza con aperitivo e antipasto a buffet
Crespelle alla zucca gialla
Pennette ai frutti di mare e zafferano
Spezzatino al curry
Sformatino di patate
Torta mimosa

Prenotazione obbligatoria
tel. 055/8721783
cel. 3384766846

Villa Bellosguardo
Via di Bellosguardo Lastra a Signa - Firenze
tel. 055-8721783 fax. 055-8722230

La visita al bellissimo parco, conosciuto nella guida "parchi e ville storiche", fa capire come mai il celebre tenore Enrico Caruso avesse deciso di prendere dimora sulle colline di Bellosguardo.

Il visitatore che arriva per la prima volta a Bellosguardo resta colpito dall’imponenza della villa e in particolare dalle suggestioni che il parco e il giardino riescono a infondere.

Il parterre, costruito sugli schemi del "giardino all’italiana" dal Tribolo su indicazione dell’abate Alessandro Pucci, è adorno di agrumi e di essenze arboree. Insieme al parco, esso è oggetto di un itinerario botanico artistico segnalato da una recente cartellazione.

Sculture e colonnati in pietra serena fanno da cornice ai vasi di limone ed alle siepi il cui disegno fu fatto riorganizzare a suo tempo dal Conte De Micheli.
Al centro del giardino, proprio davanti al grande arco di entrata, è stata posta una fontana con tipico gioco d’acqua. Recentemente la Biblioteca Botanica Amatoriale ha arricchito questi spazi proponendo un percorso di lettura, ancora in strutturazione e dedicato in primis a cultivar pregiate di camelie provenienti dai Vivai Molendi.
Il parco rappresenta una delle parti più interessanti di questo complesso monumentale, in quanto mantiene ancora oggi gran parte della sua struttura cinquecentesca con flora lussureggiante e reperti scultorei.
La cinquecentesca Villa di Bellosguardo, situata sulle colline di Ponte a Signa, deve il suo nome alla spettacolare posizione. Nel 1540 la proprietà fu acquistata dalla nobile famiglia dei Pucci, ma le travagliate vicende politiche che coinvolsero Pandolfo Pucci non permisero l'attuarsi d' interventi significativi fino al 1585, data in cui il colto e raffinato abate Alessandro decise di creare per sé e per i suoi ospiti un ritiro paradisiaco adatto alla meditazione religiosa ed alle brame di meraviglia di cui ardeva la società cortigiana. Collezionista e protettore di giovani artisti, egli incaricò l'architetto e antiquario fiorentino Giovanni Antonio Dosio di trasformare la casa padronale ed i suoi annessi poderi in un raffinato parco di delizie naturali e artificiali.
La facciata, le volte e le stanze della dimora furono affrescate dal pittore Giovanni Balducci assecondando il gusto e l'estetica di Francesco I. Oggi lo spirito tardorinascimentale di villa Pucci sopravvive solo nel giardino, la cui decorazione statuaria si protrasse per molti decenni: le sculture di animali eseguite da Romolo del Tadda, coinvolto in quegli anni anche nella realizzazione del parco di Boboli, furono arricchite infatti dagli interventi degli eredi. Morto improvvisamente l'abate Alessandro, la villa venne ereditata da prima dal fratello Roberto; in seguito, mancando eredi diretti, essa passò ad un altro ramo della famiglia Pucci e sebbene spogliata dei bellissimi arredi per questioni ereditarie, il Balì Giulio Pucci ne continuò l'abbellimento del giardino arricchendolo di statue ispirate ai racconti mitologici e alle forze della natura.
Alla fine dell'800 la villa venne acquistata dalla famiglia Campi e nel 1906 passò di proprietà del famoso tenore Enrico Caruso. Uno dei suoi biografi racconta che l'acquisto avvenne in seguito a una passeggiata in compagnia dell'innamorata Ada Giachetti, quando entrambi rimasero colpiti dal magnifico panorama e dal monumentale e scenografico parco. Caruso si avvalse dell'opera dell'architetto Vittorio Sabatini, che rese simmetrici i corpi dei due edifici preesistenti, e impiegò nei lavori gli abitanti di Lastra, che donarono al tenore la colonna in pietra tutt'oggi visibile, in segno di ringraziamento per aver contribuito così a risollevare l'economia locale. Concepita come luogo di riposo e di recupero degli affetti familiari, la villa fu arredata fastosamente e arricchita da mobili sontuosi e pregiati, come il famoso presepe napoletano; il giardino venne scomposto e riassettato in guisa d'uno scenario teatrale. Alla sua morte, seguita nel 1921, la proprietà passò da prima al figlio Rodolfo e al fratello Giovanni, poi all'ingegner Blanchi. Acquistata dal conte de Micheli, che s'impegnò a restituire al giardino il suo aspetto rinascimentale, la villa fu ceduta alla famiglia Gucci nel 1990 e riacquistata dal comune di Lastra a Signa nel 1995.
Realizzata nel cinquecento dall'architetto Giovanni Antonio Dosio, la villa prevedeva inizialmente due edifici di cui uno adibito a residenza del committente e l'altro destinato ad uso agricolo, collegati tra loro da un lungo muro su cui si apriva un portale. Di questo originario impianto rimangono solo alcuni elementi, come la splendida scalinata doppia e le finestre inginocchiate in pietra serena. Nel primo decennio del Novecento l'edificio viene restaurato ed ingrandito dall'architetto Vittorio Sabatini, che lo trasforma secondo la caratteristica tipologia delle ville toscane: pareti semplicemente intonacate, camini e porte in pietra serena. Rialzando e ingrandendo l'edificio adibito a fattoria, egli rielabora un complesso simmetrico. Abbellisce inoltre il muro che collega i due edifici con una galleria a pilastri sormontata da una terrazza di gusto eclettico.
Dal loggiato si accede al parterre, che ancor oggi conserva la pianta rinascimentale che, con la sua rigida ripartizione geometrica, rientra pienamente nella tipologia dei giardini cinquecenteschi tosco-romani. Lungo i viali del giardino sono disseminate sculture di stili e mani diverse: dalle statue raffiguranti le antiche divinità a quelle zoomorfe eseguite da Romolo del Tadda.